Il primo ministro uscente Robert Golob e il suo Movimento Libertà (GS | Renew) sono emersi come vincitori relativi nelle elezioni parlamentari tenutesi domenica in Slovenia, ottenendo il 28,59% dei voti e ponendosi nella posizione di guidare i negoziati di coalizione per il prossimo governo.
Con oltre il 99% delle schede scrutinato, il partito ha rivendicato una “vittoria relativa” in una corsa serrata che ha visto il Partito Democratico Sloveno (SDS | PPE) di destra, guidato da Janez Janša, inseguire da vicino con circa il 27,95-28,1%.
L’Assemblea Nazionale da 90 seggi richiede almeno 46 seggi per una maggioranza, e nessun blocco ha raggiunto tale soglia. Le proiezioni preliminari assegnano 29 seggi al GS e 28 all’SDS, mentre partiti minori come l’alleanza NSi-SLS-Fokus (PPE, 9 seggi), i Socialdemocratici (S&D, 6 seggi), Demokrati (6 seggi), la coalizione Sinistra-Vesna (5 seggi) e il nuovo arrivato Resni.ca (5 seggi) detengono l’equilibrio del potere. Questo risultato frammentato preannuncia settimane di intensi negoziati in un Paese di 2 milioni di abitanti dove i governi di coalizione sono la norma.
Nelle dichiarazioni post-elettorali riportate da Siol.net, Golob ha espresso gratitudine agli elettori per la fiducia e l’alta affluenza, descrivendo gli sloveni come una “nazione dal pensiero libero”. Ha ringraziato i sostenitori per quanto realizzato dal governo nel mandato precedente e ha riconosciuto “l’enorme lavoro che li attende” nei prossimi quattro anni.
Fondamentale, ha escluso in modo netto qualsiasi cooperazione con l’SDS e Janša: “Con tutti i partiti democratici, senza il partito SDS. Lo abbiamo annunciato dal primo giorno e non intendiamo deviare da questa linea”. Golob ha motivato l’esclusione sottolineando la necessità di un ampio consenso di fronte alle sfide globali, lasciando intendere la possibilità di raggiungere una maggioranza costituzionale senza l’SDS. Ha respinto le richieste di nuove elezioni avanzate da Janša, affermando che chi perde spesso desidera una rivincita ma che la scelta degli elettori va rispettata.
Sulla formazione della coalizione, Golob ha segnalato apertura al dialogo con tutti gli altri, inclusi Zoran Stevanović di Resni.ca – che ha chiesto tre ministeri – e Anže Logar di Demokrati. “Avvieremo colloqui con tutti… non escludo nessuno, non faccio distinzioni”, ha dichiarato, puntando ad almeno quattro partiti – o più – per formare una “grande coalizione” stabile capace di attuare il suo programma incentrato su investimenti nella sanità, alloggi per i giovani e competitività economica.
L’esito contrasta con i sondaggi pre-elettorali che spesso davano l’SDS in vantaggio, ma il partito di Golob ha resistito nonostante le controversie, tra cui accuse di interferenze straniere e tensioni nella campagna. La presidente Nataša Pirc Musar si è congratulata con Golob e ha sollecitato i negoziati, mentre Matjaž Han dell’SD ha avvertito che formare un governo sarà difficile. Janša, nel frattempo, ha presentato il risultato come un referendum sulla corruzione e ha sostenuto che la Slovenia resta in una situazione precaria finché non avverrà un cambiamento.
Le elezioni hanno evidenziato una profonda polarizzazione tra il corso liberale ed europeista di Golob – caratterizzato da politiche progressiste su questioni sociali e di politica estera – e la piattaforma conservatrice e populista di Janša, allineata a figure come Viktor Orbán e Donald Trump.
Con i partiti minori ora decisivi, le prossime settimane metteranno alla prova la capacità di Golob di costruire una larga maggioranza democratica o se uno stallo porterà a un’incertezza prolungata. Per ora, Golob insiste che il mandato appartiene a chi gli elettori hanno scelto, dettando il tono di quella che potrebbe essere la coalizione più inclusiva – o più difficile – nella storia recente della Slovenia.
Il Movimento Libertà ha vinto nonostante le accuse secondo cui la società privata israeliana di intelligence Black Cube avrebbe condotto operazioni clandestine – tra cui sorveglianza illegale e diffusione di registrazioni – per influenzare il voto a favore di Janša e dell’SDS.
Golob è stato un critico esplicito delle azioni militari di Israele a Gaza, accusando il governo di perseguire una “politica della fame”, di “commettere genocidio contro i palestinesi e di imporre una deliberata negazione degli aiuti umanitari”, definendo l’attuale catastrofe umanitaria “inammissibile e insostenibile” e chiedendo un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi e una soluzione a due Stati.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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